A study of the emotional filtered perception of an adult with a child personality
Pornosophiathanks to Ceskola Penny Lane for the cooperation 
web site: www.psyquesofia.itfan page: www.facebook.com/psyquesofia  mail: psyquesofia.project@gmail.commail: psyquesofia.project@gmail.com (scrivi per collaborare al progetto, o dialogare sul progetto e i temi del progetto)  

Pornosophia

thanks to Ceskola Penny Lane for the cooperation 

web site: www.psyquesofia.it
fan page: 
www.facebook.com/psyquesofia  
mail: psyquesofia.project@gmail.com
mail: psyquesofia.project@gmail.com (scrivi per collaborare al progetto, o dialogare sul progetto e i temi del progetto)  

Il mondo (fotografico) che vorrebbe Psyquésofia

Ci auguro di vivere in un mondo in cui nel fare fotografie si è liberi da tentativi ingiusti di esercitare potere su chi si fa fare foto o fa foto a chi se le fa fare, da parte di chi non fa nulla di ciò, per trasformarli da persone “sbagliate” a persone “giuste”, secondo standard soggettivi scambiati per oggettivi, o imposti pur conoscendo la loro soggettività. Liberi da tutte quelle azioni volte all’esercitare potere, potere che nasce stimolando nell’altro sensi di colpa e paura.

Attraverso condanne, censure, arginazioni, disapprovazioni/derisioni pubbliche, emarginazione, ammonimenti, rimproveri, pretese, insulti, diffamazioni, minacce, ricatti, svalutazioni, obblighi, pressioni, punizioni, critiche distruttive, malevolenza, diffidenza, assunzioni, molestie, mancanza di rispetto, invadenza, maltrattamentieallusioni negative.

Situazioni in cui si puo sentire il bisogno di stare in guardia, difendersi, aggredire, fuggire dal problema smettendo di fare o farsi fare fotografie.

Liberi di fotografare in modo professionale o amatoriale, liberi di fotografare un corpo canonico come uno non canonico, un look canonico come uno non canonico (capelli colorati, cotonati, tagliati in modo strano), un corpo nudo come uno vestito, con zone sessuali visibili o no, in pose sessuali o non, in atteggiamenti sessuali o non, in cui non ci sia discriminazione, le persone si possano sentire sicure, nel giusto a fare quello che fanno. In cui i soggetti che decidono di far foto credono veramente nel farle. In cui chi guarda le foto non si focalizzisul gradimento dell’aspetto dei soggetti, oppure non si focalizzi sul non gradimento dell’aspetto dei soggetti.


In cui le persone abbiano interesse nel comunicare le proprie critiche su come si può migliorare quello che c’è creando meno sofferenza possibile, utilizzare interpretazioni utili a non provare avversione, avere l’interesse per la verità e non l’interesse nell’imporre la soddisfazione dei propri bisogni e standard, e conoscere la falsità e infondatezza di alcune critiche abitualmente pensate come fondate e vere.


Essere liberi da pregiudizi negativi. In cui la parola “pornografia”, sia priva di negatività quanto lo sono le parole uditivamente simili “fotografia”, “radiografia”, “discografia”, “videografia”, “biografia”. Vivere liberi da molestie verso chi si mostra in un modo in cui nella vita quotidiana non è dato mostrarsi, o chi osserva in un modo in cui nella vita quotidiana non è permesso osservare, causate dall’assunzione che i soggetti che così fanno è la molestia che vogliono e chiedono, o quello che si meritano.

Liberi dall’abuso di potere da parte dei possessori della propria immagine, con caratteristiche casualmente coincidenti con i canoni estetici del momento in cui vive, dalla ricerca a tutti costi priva di moralità di onore e successo, qualità che se ricercate non a tutti costi, con rispetto, non comportano niente di sbagliato. Dalla competizione senza compassione, per raggiungere il primo posto e goderne i vantaggi.

Occorre rendersi conto che la nostra condizione di vulnerabilità e di bisogno è così pervasiva che solo con l’aiuto della società nel suo insieme possiamo costruire una rete di tutele e aiuti che ci permettano di vivere la fotografia come esperienza arricchente anziché come un’esperienza scottante. Ed è quindi necessario che ognuno cambi il proprio modo di interpretare le cose.

Psyquésofia: The boy behind the prince

Spiegazione del progetto Psyquésofia in lavorazione.
Per leggere l’ultimo aggiornamento clicca qui.
(Just in italian language for now) 

Psyquésofia is online with the new Facebook Timelinehttp://www.facebook.com/psyquesofia.project 

Psyquésofia is online with the new Facebook Timeline
http://www.facebook.com/psyquesofia.project 

the Pornosophiathanks for the cooperation and support to Roberta (Alizee)
web site: www.psyquesofia.itfan page: www.facebook.com/psyquesofia  mail: psyquesofia.project@gmail.commail: psyquesofia.project@gmail.com (scrivi per collaborare al progetto, o dialogare sul progetto e i temi del progetto)  


from the book “Pornosofia” of Simone Regazzoni (Italian language):“La reificazione o oggettificazione è una categoria per interpretare comportamenti o fenomeni piuttosto che una caratteristica di comportamento o fenomeni - benché le femministe anti-porno la presentino come tale. Non ci sono comportamenti o fenomeni, in sé, reificati o reificanti. Bensì interpretazioni di fenomeni e comportamenti che usano, in modi spesso diversissimi, la categoria di «reificazione» come chiave di lettura.[…]Una sola cosa è certa all’interno di questo campo in cui si articolano varie e anche opposte interpretazioni. In nessun caso, chi usa il concetto di oggettificazione potrebbe sostenere che il porno metta in scena l’oggettificazione della donna in senso pieno: cioè una vera e propria riduzione della donna a oggetto, a bambola gonfiabile. Perché una tale oggettificazione, nell’ambito del pop porno, farebbe riferimento a una donna che, ridotta contro la sua volontà a uno stato di immobilità e incoscienza totali, viene usata sessualmente (violentata) da altri uomini e/o da altre donne. Ora questa non è né la condizione delle attrici nel campo del porno, né la condizione dei personaggi femminili che esse interpretano.[…]Ci troveremo di fronte a quella che Delueze chiama “una vita”. Una vita impersonale: che eccede sia il soggetto che l’oggetto.[…]Non solo ci sono donne che liberamente producono pop porno. Donne che liberamente fanno pop porno. E donne che liberamente fanno uso di pop porno. Ma ci sono anche femministe e filosofe che difendono l’esercizio di questa libertà nella forma di un diritto al pop porno.[…]«Non esiste un traffico di donne tenute imprigionate in qualche cantina dove si girano film porno. Anche se può sembrare strano agli occhi di molti, le donne scelgono di fare questo lavoro. Ne hanno voglia.[…]A proposito dell’ossessione maschile politicamente corretta per «la donna come vittima di molestie sessuali» (in cui rientra a pieno titolo anche l’ossessione per la donna come vittima del porno), Zizek afferma: «Questa osssessione non è generata dalla paura che la donna potrebbe provare godimento, o che potrebbe addirittura anche non tirarsi indietro? Non stiamo ancora una volta parlando della paura del godimento femminile?»”  

the Pornosophia

thanks for the cooperation and support to Roberta (Alizee)


web site: 
www.psyquesofia.it
fan page: 
www.facebook.com/psyquesofia  
mail: psyquesofia.project@gmail.com
mail: psyquesofia.project@gmail.com (scrivi per collaborare al progetto, o dialogare sul progetto e i temi del progetto)  

from the book “Pornosofia” of Simone Regazzoni (Italian language):
“La reificazione o oggettificazione è una categoria per interpretare comportamenti o fenomeni piuttosto che una caratteristica di comportamento o fenomeni - benché le femministe anti-porno la presentino come tale. Non ci sono comportamenti o fenomeni, in sé, reificati o reificanti. Bensì interpretazioni di fenomeni e comportamenti che usano, in modi spesso diversissimi, la categoria di «reificazione» come chiave di lettura.[…]Una sola cosa è certa all’interno di questo campo in cui si articolano varie e anche opposte interpretazioni. In nessun caso, chi usa il concetto di oggettificazione potrebbe sostenere che il porno metta in scena l’oggettificazione della donna in senso pieno: cioè una vera e propria riduzione della donna a oggetto, a bambola gonfiabile. Perché una tale oggettificazione, nell’ambito del pop porno, farebbe riferimento a una donna che, ridotta contro la sua volontà a uno stato di immobilità e incoscienza totali, viene usata sessualmente (violentata) da altri uomini e/o da altre donne. Ora questa non è né la condizione delle attrici nel campo del porno, né la condizione dei personaggi femminili che esse interpretano.[…]Ci troveremo di fronte a quella che Delueze chiama “una vita”. Una vita impersonale: che eccede sia il soggetto che l’oggetto.[…]Non solo ci sono donne che liberamente producono pop porno. Donne che liberamente fanno pop porno. E donne che liberamente fanno uso di pop porno. Ma ci sono anche femministe e filosofe che difendono l’esercizio di questa libertà nella forma di un diritto al pop porno.[…]«Non esiste un traffico di donne tenute imprigionate in qualche cantina dove si girano film porno. Anche se può sembrare strano agli occhi di molti, le donne scelgono di fare questo lavoro. Ne hanno voglia.[…]A proposito dell’ossessione maschile politicamente corretta per «la donna come vittima di molestie sessuali» (in cui rientra a pieno titolo anche l’ossessione per la donna come vittima del porno), Zizek afferma: «Questa osssessione non è generata dalla paura che la donna potrebbe provare godimento, o che potrebbe addirittura anche non tirarsi indietro? Non stiamo ancora una volta parlando della paura del godimento femminile?»”  

the Princess-MagicHopeThanks for the cooperation to Miele Rancido ( http:// www.miele-rancido.com - pic http://www.miele-rancido.com/2012/04/princess-miele/ )
web site: www.psyquesofia.itfan page: www.facebook.com/psyquesofiamail: psyquesofia.project@gmail.com
Princess-MagicHope / Principessa-SperanzaMagica
Significato attribuito all’oggetto percepito di donatrice di felicità incondizionata
Rappresenta, in modo metaforico, semplificato, e visivo una percezione di una ragazza della quale ci si sente innamorati, non in corrispondenza con la realtà esterna alla mente, ma esistente solo all’interno della propria mente.Questa percezione provoca numerose conseguenze a chi la sperimenta, alcune desiderate e alcune indesiderate. Questa rappresentazione in immagine ha lo scopo principale di prendere consapevolezza del processo inconsapevole e distaccarsene attivando la personalità adulta priva di quei bisogni tipici dell’età infantile, e poi acquisire le competenze genitoriali di accettazione e amore.
Per riassumere tutto il processo l’effetto rappresentato può essere chiamato effetto p. (principessa) Può essere vissuto da tutti i generi sessuali esistenti nella specie umana poiché è indipendente dal genere, ma dipende dai bisogni fisiologici e psicologici innati nella specie, quindi simili in tutti gli esseri umani.Nel progetto Psyquésofia si analizza solo il caso eterosessuale relativo a un maschio di età adulta con personalità dalle caratteristiche tipiche dell’età infantile.
Analisi delle cause reali esterne alla mente:
Nella realtà esterna alla mente, la ragazza possiede delle caratteristiche soddisfacenti la condizione fisiologica di carenza di quelle pratiche nominate con le parole “affetto”, “amore”, “dolcezza”, “protezione”, “sicurezza”, “assistenza”, “mantenimento” causata dai bisogni psicologici dell’innamorato (Principe-PoveroSperanzoso) esistenti a causa di una percezione di sé, e del mondo, tipica dell’età infantile. Queste caratteristiche appartenenti alla ragazza vengono amplificate ed estese grazie a deduzioni, supposizioni, immaginazione, sogni perdendo di vista la realtà.
Queste deduzioni e supposizioni nascono dalla soddisfazione per almeno due momenti (scoperta e conferma della scoperta) delle sue esigenze di tenerezza, sicurezza, protezione e sopravvivenza, da parte della ragazza (azioni, parole, toni di voce, dichiarazioni, condivisione di idee, carezze, baci, tenersi la mano, sorrisi, abbracci, stimolazioni sessuali, copulazione, orgasmi). Soddisfazione che
conferma ed esalta il suo ego, soddisfacendo il bisogno di impedire la depressione e il conseguente
suicidio inconscio ( malattia fisica, trascuratezza, autolesionismo) o conscio.
Teoria del processo mentale:
Il cervello sovrappone senza la consapevolezza dell’ego, tre livelli percettivi mentali sulla percezione sensoriale di una ragazza reale all’interno dell’ambiente esterno alla mente.
1. una forma ideale di come si pensa che la partner sia in base a come abbiamo bisogno sia (principessa)
2. contesto emotivo: gratificazione dovuta all’interpretazione delle sue azioni come conferma della propria supposizione che sia una principessa (bisogno d’amore)
3. la propria percezione di sé (autoimmagine di bambino bisognoso d’amore, ma ormai in salvo grazie a lei).
Così, il sentire l’innamoramento fa pensare all’emisfero cerebrale razionale che se esso c’é nel corpo deve esserci una causa reale.
Perciò il processo inconscio bypassa la verifica della ragione, la quale lo conferma convincendo il soggetto percipiente (principe-speranzoso) che lei ripeterà le azioni soddisfacenti il bisogno di chiusura dai pericoli del mondo, per tutta la vita, sostituendo il ruolo di madre salvatrice e soddisfatrice sensoriale che non c’é.
Effetti ricercati:
L’adattamento del corpo in uno stato di intenso benessere (sollievo, felicità, sicurezza) che ha la funzione di motivare alla relazione (innamoramento idealizzato magico) e assicurarsi la soddisfazione delle necessità psicologiche della propria personalità dalle caratteristiche infantili.
Effetti indesiderati:
DELUSIONE: L’effetto cognitivo principessa legittima l’agire e il pensare del soggetto in base a delle emozioni credute come corrispondenti al valore reale della ragazza, portando alla confusione della propria percezione della realtà con la realtà fisica, e perdendo il contatto con quest’ultima (nevrosi). Nella perdita di contatto con la realtà il soggetto si relazione con la propria immagine della ragazza, autoprovocandosi piaceri intensi e frequenti, dai quali inizia a dipendere, arrivando così a scontrarsi con la differenza tra l’immagine di lei e la realtà, vivendo continue sofferenze, e circoli viziosi. poiché continuamente lei dimostra di non comportarsi nel modo in cui lui si aspetta, e finisce col confrontare la realtà all’immaginazione, preferendo la propria immaginazione.I motivi di delusione possono venire dal bisogno di lei che si è creato, poiché nessuno è nato in funzione di una persona specifica, e può smettere di amare in qualsiasi momento, poiché ama a condizione che si senta soddisfatta, e amata nel modo in cui intende lei, e poiché il tempo produce cambiamenti, i suoi desideri possono trasformarsi, portandola a smettere di dedicarsi a una sola persona in qualsiasi momento, e desiderare di condividere il suo tempo, i suoi interessi, il senso che da alle cose con un’altra persona, disperazione quando c’é l’abbandono, o che col passare del tempo voglia far sesso con un altro ragazzo.
Con conseguente paura delle nuove relazioni intime. Richiesta di continue conferme. Tensione. Dubbio. Sfiducia. Distrazione dall’altro per autodifesa.Conseguenze non volute. Si rompe il rapporto prima che possa farlo l’altro per evitare di dipendere dall’altro e soffrire nuovamente.
sintomi verificabili dell’effetto:
A. Eguaglianza “Lei = Donatrice di felicità fissata nello spazio-tempo 24 su 24”
dunque sovrastima e piacere infondato.
B. Dipendenza dalla sua presenza, dalle sue azioni, parole per essere
sereni.
L’illusione di aver trovato una principessa accade per la natura della percezione umana, che è prevalentemente mentale, e quindi ha la possibilità di sovrapporre l’irrealtà alla realtà.
Se percepisco una ragazza questa percezione è composta da tre subpercezioni:
A) la percezione della ragazza come si presenta a me oggettivamente: oggetto percepito
(perceived object);
B) la percezione della reazione emotiva che io ho nei confronti della ragazza: contesto
percettivo (perceptual context);
C) la percezione di me stesso attraverso la mia autoimmagine: soggetto percipiente
(perceiving subject);
La quarta è la somma di tutte le percezioni. L’intero processo percettivo (perceptual process).
Nello stato comune della percezione ordinaria l’oggetto principale della percezione è la ragazza. In tale percezione sono tuttavia sempre presenti anche il contesto percettivo, o reazione emotiva, e la percezione dell’Io. Ma non siamo coscienti di questi livelli, perché sono come trasparenti alla percezione, se il fuoco dell’attenzione è fissato sull’oggetto percepito. Tuttavia questo condizionamento determina un significato all’oggetto percepito.
Il significato dell’oggetto consiste infatti nel rapporto che il soggetto istituisce con l’oggetto in funzione del contesto, e la consistenza oggettiva gioca un ruolo minore, anche perché è già in partenza condizionata dalla traduzione dei segnali elettrochimici rilevati dai sensi.
Non in tutti i casi il significato attribuito da un soggetto a un oggetto è reale, cioè non sempre corrisponde alla reale consistenza dell’oggetto.
Nel caso in cui ci ritroviamo una autoimmagine infantile, ovvero caratterizzata dalla non autosufficienza, e dal bisogno di affetto che assicura la protezione, l’assistenza e le coccole, e incontriamo una ragazza che soddisfa per un momento le nostre attenzioni, il significato che ci viene naturale attribuirle è quello di salvatrice e risolutrice di problemi che producono sofferenza, colei che prende il primo posto (principessa = primus capere) tra tutte le persone della nostra vita, perché ci permette di sentirci felici.
Dunque si perde il contatto con la reale persona, perché si regredisce, e i nostri bisogni da bambini diventavano desideri e domande al nostro genitore, che quando non c’era diventava un simbolo astratto, che non ci faceva sentire persi anche se fisicamente separati.
Nel caso in cui incontriamo invece una ragazza che non soddisfa nessuna nostra esigenza, questo ci crea problemi e sofferenza relativa al nostro bisogno insoddisfatto. Non sappiamo come risolverli e la nostra percezione subisce l’effetto Q. Effetto Regina.

the Princess-MagicHope

Thanks for the cooperation to Miele Rancido ( http:// www.miele-rancido.com - pic http://www.miele-rancido.com/2012/04/princess-miele/ )


web site: www.psyquesofia.it
fan page: 
www.facebook.com/psyquesofia
mail: psyquesofia.project@gmail.com

Princess-MagicHope / Principessa-SperanzaMagica

Significato attribuito all’oggetto percepito di donatrice di felicità incondizionata

Rappresenta, in modo metaforico, semplificato, e visivo una percezione di una ragazza della quale ci si sente innamorati, non in corrispondenza con la realtà esterna alla mente, ma esistente solo all’interno della propria mente.
Questa percezione provoca numerose conseguenze a chi la sperimenta, alcune desiderate e alcune indesiderate.

Questa rappresentazione in immagine ha lo scopo principale di prendere consapevolezza del processo inconsapevole e distaccarsene attivando la personalità adulta priva di quei bisogni tipici dell’età infantile, e poi acquisire le competenze genitoriali di accettazione e amore.

Per riassumere tutto il processo l’effetto rappresentato può essere chiamato effetto p. (principessa) 
Può essere vissuto da tutti i generi sessuali esistenti nella specie umana poiché è indipendente dal genere, ma dipende dai bisogni fisiologici e psicologici innati nella specie, quindi simili in tutti gli esseri umani.
Nel progetto Psyquésofia si analizza solo il caso eterosessuale relativo a un maschio di età adulta con personalità dalle caratteristiche tipiche dell’età infantile.

Analisi delle cause reali esterne alla mente:

Nella realtà esterna alla mente, la ragazza possiede delle caratteristiche soddisfacenti la condizione fisiologica di carenza di quelle pratiche nominate con le parole “affetto”, “amore”, “dolcezza”, “protezione”, “sicurezza”, “assistenza”, “mantenimento” causata dai bisogni psicologici dell’innamorato (Principe-PoveroSperanzoso) esistenti a causa di una percezione di sé, e del mondo, tipica dell’età infantile. Queste caratteristiche appartenenti alla ragazza vengono amplificate ed estese grazie a deduzioni, supposizioni, immaginazione, sogni perdendo di vista la realtà.

Queste deduzioni e supposizioni nascono dalla soddisfazione per almeno due momenti (scoperta e conferma della scoperta) delle sue esigenze di tenerezza, sicurezza, protezione e sopravvivenza, da parte della ragazza (azioni, parole, toni di voce, dichiarazioni, condivisione di idee, carezze, baci, tenersi la mano, sorrisi, abbracci, stimolazioni sessuali, copulazione, orgasmi). Soddisfazione che

conferma ed esalta il suo ego, soddisfacendo il bisogno di impedire la depressione e il conseguente

suicidio inconscio ( malattia fisica, trascuratezza, autolesionismo) o conscio.

Teoria del processo mentale:

Il cervello sovrappone senza la consapevolezza dell’ego, tre livelli percettivi mentali sulla percezione sensoriale di una ragazza reale all’interno dell’ambiente esterno alla mente.

1. una forma ideale di come si pensa che la partner sia in base a come abbiamo bisogno sia (principessa)

2. contesto emotivo: gratificazione dovuta all’interpretazione delle sue azioni come conferma della propria supposizione che sia una principessa (bisogno d’amore)

3. la propria percezione di sé (autoimmagine di bambino bisognoso d’amore, ma ormai in salvo grazie a lei).

Così, il sentire l’innamoramento fa pensare all’emisfero cerebrale razionale che se esso c’é nel corpo deve esserci una causa reale.

Perciò il processo inconscio bypassa la verifica della ragione, la quale lo conferma convincendo il soggetto percipiente (principe-speranzoso) che lei ripeterà le azioni soddisfacenti il bisogno di chiusura dai pericoli del mondo, per tutta la vita, sostituendo il ruolo di madre salvatrice e soddisfatrice sensoriale che non c’é.

Effetti ricercati:

L’adattamento del corpo in uno stato di intenso benessere (sollievo, felicità, sicurezza) che ha la funzione di motivare alla relazione (innamoramento idealizzato magico) e assicurarsi la soddisfazione delle necessità psicologiche della propria personalità dalle caratteristiche infantili.

Effetti indesiderati:

DELUSIONE: L’effetto cognitivo principessa legittima l’agire e il pensare del soggetto in base a delle emozioni credute come corrispondenti al valore reale della ragazza, portando alla confusione della propria percezione della realtà con la realtà fisica, e perdendo il contatto con quest’ultima (nevrosi). Nella perdita di contatto con la realtà il soggetto si relazione con la propria immagine della ragazza, autoprovocandosi piaceri intensi e frequenti, dai quali inizia a dipendere, arrivando così a scontrarsi con la differenza tra l’immagine di lei e la realtà, vivendo continue sofferenze, e circoli viziosi. poiché continuamente lei dimostra di non comportarsi nel modo in cui lui si aspetta, e finisce col confrontare la realtà all’immaginazione, preferendo la propria immaginazione.
I motivi di delusione possono venire dal bisogno di lei che si è creato, poiché nessuno è nato in funzione di una persona specifica, e può smettere di amare in qualsiasi momento, poiché ama a condizione che si senta soddisfatta, e amata nel modo in cui intende lei, e poiché il tempo produce cambiamenti, i suoi desideri possono trasformarsi, portandola a smettere di dedicarsi a una sola persona in qualsiasi momento, e desiderare di condividere il suo tempo, i suoi interessi, il senso che da alle cose con un’altra persona, disperazione quando c’é l’abbandono, o che col passare del tempo voglia far sesso con un altro ragazzo.

Con conseguente paura delle nuove relazioni intime. Richiesta di continue conferme. Tensione. Dubbio. Sfiducia. Distrazione dall’altro per autodifesa.
Conseguenze non volute. Si rompe il rapporto prima che possa farlo l’altro per evitare di dipendere dall’altro e soffrire nuovamente.

sintomi verificabili dell’effetto:

A. Eguaglianza “Lei = Donatrice di felicità fissata nello spazio-tempo 24 su 24”

dunque sovrastima e piacere infondato.

B. Dipendenza dalla sua presenza, dalle sue azioni, parole per essere

sereni.

L’illusione di aver trovato una principessa accade per la natura della percezione umana, che è prevalentemente mentale, e quindi ha la possibilità di sovrapporre l’irrealtà alla realtà.

Se percepisco una ragazza questa percezione è composta da tre subpercezioni:

A) la percezione della ragazza come si presenta a me oggettivamente: oggetto percepito

(perceived object);

B) la percezione della reazione emotiva che io ho nei confronti della ragazza: contesto

percettivo (perceptual context);

C) la percezione di me stesso attraverso la mia autoimmagine: soggetto percipiente

(perceiving subject);

La quarta è la somma di tutte le percezioni. L’intero processo percettivo (perceptual process).

Nello stato comune della percezione ordinaria l’oggetto principale della percezione è la ragazza. In tale percezione sono tuttavia sempre presenti anche il contesto percettivo, o reazione emotiva, e la percezione dell’Io. Ma non siamo coscienti di questi livelli, perché sono come trasparenti alla percezione, se il fuoco dell’attenzione è fissato sull’oggetto percepito. Tuttavia questo condizionamento determina un significato all’oggetto percepito.

Il significato dell’oggetto consiste infatti nel rapporto che il soggetto istituisce con l’oggetto in funzione del contesto, e la consistenza oggettiva gioca un ruolo minore, anche perché è già in partenza condizionata dalla traduzione dei segnali elettrochimici rilevati dai sensi.

Non in tutti i casi il significato attribuito da un soggetto a un oggetto è reale, cioè non sempre corrisponde alla reale consistenza dell’oggetto.

Nel caso in cui ci ritroviamo una autoimmagine infantile, ovvero caratterizzata dalla non autosufficienza, e dal bisogno di affetto che assicura la protezione, l’assistenza e le coccole, e incontriamo una ragazza che soddisfa per un momento le nostre attenzioni, il significato che ci viene naturale attribuirle è quello di salvatrice e risolutrice di problemi che producono sofferenza, colei che prende il primo posto (principessa = primus capere) tra tutte le persone della nostra vita, perché ci permette di sentirci felici.

Dunque si perde il contatto con la reale persona, perché si regredisce, e i nostri bisogni da bambini diventavano desideri e domande al nostro genitore, che quando non c’era diventava un simbolo astratto, che non ci faceva sentire persi anche se fisicamente separati.

Nel caso in cui incontriamo invece una ragazza che non soddisfa nessuna nostra esigenza, questo ci crea problemi e sofferenza relativa al nostro bisogno insoddisfatto. Non sappiamo come risolverli e la nostra percezione subisce l’effetto Q. Effetto Regina.

Psyquesofia on Glimpse Magazine blue

http://issuu.com/glimpse/docs/blu/1

Princess-MagicHope page 14-15

the Queen-NoLove
web site: www.psyquesofia.itfan page: www.facebook.com/psyquesofiamail: psyquesofia.project@gmail.com (scrivi per collaborare al progetto, o dialogare sul progetto e i temi del progetto)

the Queen-NoLove

web site: www.psyquesofia.it
fan page: 
www.facebook.com/psyquesofia
mail: psyquesofia.project@gmail.com (scrivi per collaborare al progetto, o dialogare sul progetto e i temi del progetto)

Psyquésofia on Glimpse no.5 Pink

1 anno fa - 1
the King-Hopeless
Thanks to David 
web site: www.psyquesofia.itfan page: www.facebook.com/psyquesofiamail: psyquesofia.project@gmail.com (scrivi per collaborare al progetto, o dialogare sul progetto e i temi del progetto)

- Urlai al mondo : “Nessuno di voi è il diavolo. Le mie lacrime non sono malattia. Voi siete allenamento. Le mie lacrime sono evoluzione. L’amore per la fatica utile, e per la sofferenza mentale utile al distacco da ciò che provoca continui problemi è la chiave per sottrarre al dominio del nascosto ciò che non vorremmo esistesse, ed eliminare la sofferenza inutile provocata dalla lotta contro la realtà, e da difese come la paura di immaginari, che impedisce di sentirsi in armonia con la natura.”Così, cercai di capire come dovevo vivere. Capii che dovevo mantenermi vivo con le mie sole forze. Scoprii i miei bisogni biologici. Mangiare, bere, dormire. Perciò lottai per procurarmi il cibo, una casa, con un letto, una cucina, un bagno. Nel successo delle mie azioni mi sentii libero dal bisogno dell’assistenza e dedizione degli altri verso di me. Poi scoprii le mie necessità sensoriali. Visive, uditive, tattili, gustative, olfattive. Infine scoprii che l’autoerotismo mi rendeva indipendente, facendomi uscire dall’egocentrismo che mi portava ad aver bisogno che ogni emozione sul mio corpo derivasse da un atto speciale, puro e intellettuale.Il pollice opponibile mi distingueva dagli animali, l’essere in corrispondenza con la realtà mi riportava ad essere simile a loro, nel dono che hanno gli animali di non potersi sentire diversi da quello che sono, e di non poter vedere la realtà diversa da quello che è, di non aggiungere immaginazione e paura.Così mi calmai profondamente dalla sofferenza di non avere una principessa unita a me. -
tratto da Le avventure di speranzoso: storia evolutiva di un povero bambino

the King-Hopeless

Thanks to David 

web site: www.psyquesofia.it
fan page: 
www.facebook.com/psyquesofia
mail: psyquesofia.project@gmail.com (scrivi per collaborare al progetto, o dialogare sul progetto e i temi del progetto)

- Urlai al mondo : “Nessuno di voi è il diavolo. Le mie lacrime non sono malattia. Voi siete allenamento. Le mie lacrime sono evoluzione. L’amore per la fatica utile, e per la sofferenza mentale utile al distacco da ciò che provoca continui problemi è la chiave per sottrarre al dominio del nascosto ciò che non vorremmo esistesse, ed eliminare la sofferenza inutile provocata dalla lotta contro la realtà, e da difese come la paura di immaginari, che impedisce di sentirsi in armonia con la natura.”
Così, cercai di capire come dovevo vivere. Capii che dovevo mantenermi vivo con le mie sole forze. Scoprii i miei bisogni biologici. Mangiare, bere, dormire. Perciò lottai per procurarmi il cibo, una casa, con un letto, una cucina, un bagno. Nel successo delle mie azioni mi sentii libero dal bisogno dell’assistenza e dedizione degli altri verso di me. Poi scoprii le mie necessità sensoriali. Visive, uditive, tattili, gustative, olfattive. Infine scoprii che l’autoerotismo mi rendeva indipendente, facendomi uscire dall’egocentrismo che mi portava ad aver bisogno che ogni emozione sul mio corpo derivasse da un atto speciale, puro e intellettuale.
Il pollice opponibile mi distingueva dagli animali, l’essere in corrispondenza con la realtà mi riportava ad essere simile a loro, nel dono che hanno gli animali di non potersi sentire diversi da quello che sono, e di non poter vedere la realtà diversa da quello che è, di non aggiungere immaginazione e paura.
Così mi calmai profondamente dalla sofferenza di non avere una principessa unita a me. -

tratto da Le avventure di speranzoso: storia evolutiva di un povero bambino