the Princess-MagicHope
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Princess-MagicHope / Principessa-SperanzaMagica
Significato attribuito all’oggetto percepito di donatrice di felicità incondizionata
Rappresenta, in modo metaforico, semplificato, e visivo una percezione di una ragazza della quale ci si sente innamorati, non in corrispondenza con la realtà esterna alla mente, ma esistente solo all’interno della propria mente.
Questa percezione provoca numerose conseguenze a chi la sperimenta, alcune desiderate e alcune indesiderate.
Questa rappresentazione in immagine ha lo scopo principale di prendere consapevolezza del processo inconsapevole e distaccarsene attivando la personalità adulta priva di quei bisogni tipici dell’età infantile, e poi acquisire le competenze genitoriali di accettazione e amore.
Per riassumere tutto il processo l’effetto rappresentato può essere chiamato effetto p. (principessa)
Può essere vissuto da tutti i generi sessuali esistenti nella specie umana poiché è indipendente dal genere, ma dipende dai bisogni fisiologici e psicologici innati nella specie, quindi simili in tutti gli esseri umani.
Nel progetto Psyquésofia si analizza solo il caso eterosessuale relativo a un maschio di età adulta con personalità dalle caratteristiche tipiche dell’età infantile.
Analisi delle cause reali esterne alla mente:
Nella realtà esterna alla mente, la ragazza possiede delle caratteristiche soddisfacenti la condizione fisiologica di carenza di quelle pratiche nominate con le parole “affetto”, “amore”, “dolcezza”, “protezione”, “sicurezza”, “assistenza”, “mantenimento” causata dai bisogni psicologici dell’innamorato (Principe-PoveroSperanzoso) esistenti a causa di una percezione di sé, e del mondo, tipica dell’età infantile. Queste caratteristiche appartenenti alla ragazza vengono amplificate ed estese grazie a deduzioni, supposizioni, immaginazione, sogni perdendo di vista la realtà.
Queste deduzioni e supposizioni nascono dalla soddisfazione per almeno due momenti (scoperta e conferma della scoperta) delle sue esigenze di tenerezza, sicurezza, protezione e sopravvivenza, da parte della ragazza (azioni, parole, toni di voce, dichiarazioni, condivisione di idee, carezze, baci, tenersi la mano, sorrisi, abbracci, stimolazioni sessuali, copulazione, orgasmi). Soddisfazione che
conferma ed esalta il suo ego, soddisfacendo il bisogno di impedire la depressione e il conseguente
suicidio inconscio ( malattia fisica, trascuratezza, autolesionismo) o conscio.
Teoria del processo mentale:
Il cervello sovrappone senza la consapevolezza dell’ego, tre livelli percettivi mentali sulla percezione sensoriale di una ragazza reale all’interno dell’ambiente esterno alla mente.
1. una forma ideale di come si pensa che la partner sia in base a come abbiamo bisogno sia (principessa)
2. contesto emotivo: gratificazione dovuta all’interpretazione delle sue azioni come conferma della propria supposizione che sia una principessa (bisogno d’amore)
3. la propria percezione di sé (autoimmagine di bambino bisognoso d’amore, ma ormai in salvo grazie a lei).
Così, il sentire l’innamoramento fa pensare all’emisfero cerebrale razionale che se esso c’é nel corpo deve esserci una causa reale.
Perciò il processo inconscio bypassa la verifica della ragione, la quale lo conferma convincendo il soggetto percipiente (principe-speranzoso) che lei ripeterà le azioni soddisfacenti il bisogno di chiusura dai pericoli del mondo, per tutta la vita, sostituendo il ruolo di madre salvatrice e soddisfatrice sensoriale che non c’é.
Effetti ricercati:
L’adattamento del corpo in uno stato di intenso benessere (sollievo, felicità, sicurezza) che ha la funzione di motivare alla relazione (innamoramento idealizzato magico) e assicurarsi la soddisfazione delle necessità psicologiche della propria personalità dalle caratteristiche infantili.
Effetti indesiderati:
DELUSIONE: L’effetto cognitivo principessa legittima l’agire e il pensare del soggetto in base a delle emozioni credute come corrispondenti al valore reale della ragazza, portando alla confusione della propria percezione della realtà con la realtà fisica, e perdendo il contatto con quest’ultima (nevrosi). Nella perdita di contatto con la realtà il soggetto si relazione con la propria immagine della ragazza, autoprovocandosi piaceri intensi e frequenti, dai quali inizia a dipendere, arrivando così a scontrarsi con la differenza tra l’immagine di lei e la realtà, vivendo continue sofferenze, e circoli viziosi. poiché continuamente lei dimostra di non comportarsi nel modo in cui lui si aspetta, e finisce col confrontare la realtà all’immaginazione, preferendo la propria immaginazione.
I motivi di delusione possono venire dal bisogno di lei che si è creato, poiché nessuno è nato in funzione di una persona specifica, e può smettere di amare in qualsiasi momento, poiché ama a condizione che si senta soddisfatta, e amata nel modo in cui intende lei, e poiché il tempo produce cambiamenti, i suoi desideri possono trasformarsi, portandola a smettere di dedicarsi a una sola persona in qualsiasi momento, e desiderare di condividere il suo tempo, i suoi interessi, il senso che da alle cose con un’altra persona, disperazione quando c’é l’abbandono, o che col passare del tempo voglia far sesso con un altro ragazzo.
Con conseguente paura delle nuove relazioni intime. Richiesta di continue conferme. Tensione. Dubbio. Sfiducia. Distrazione dall’altro per autodifesa.
Conseguenze non volute. Si rompe il rapporto prima che possa farlo l’altro per evitare di dipendere dall’altro e soffrire nuovamente.
sintomi verificabili dell’effetto:
A. Eguaglianza “Lei = Donatrice di felicità fissata nello spazio-tempo 24 su 24”
dunque sovrastima e piacere infondato.
B. Dipendenza dalla sua presenza, dalle sue azioni, parole per essere
sereni.
L’illusione di aver trovato una principessa accade per la natura della percezione umana, che è prevalentemente mentale, e quindi ha la possibilità di sovrapporre l’irrealtà alla realtà.
Se percepisco una ragazza questa percezione è composta da tre subpercezioni:
A) la percezione della ragazza come si presenta a me oggettivamente: oggetto percepito
(perceived object);
B) la percezione della reazione emotiva che io ho nei confronti della ragazza: contesto
percettivo (perceptual context);
C) la percezione di me stesso attraverso la mia autoimmagine: soggetto percipiente
(perceiving subject);
La quarta è la somma di tutte le percezioni. L’intero processo percettivo (perceptual process).
Nello stato comune della percezione ordinaria l’oggetto principale della percezione è la ragazza. In tale percezione sono tuttavia sempre presenti anche il contesto percettivo, o reazione emotiva, e la percezione dell’Io. Ma non siamo coscienti di questi livelli, perché sono come trasparenti alla percezione, se il fuoco dell’attenzione è fissato sull’oggetto percepito. Tuttavia questo condizionamento determina un significato all’oggetto percepito.
Il significato dell’oggetto consiste infatti nel rapporto che il soggetto istituisce con l’oggetto in funzione del contesto, e la consistenza oggettiva gioca un ruolo minore, anche perché è già in partenza condizionata dalla traduzione dei segnali elettrochimici rilevati dai sensi.
Non in tutti i casi il significato attribuito da un soggetto a un oggetto è reale, cioè non sempre corrisponde alla reale consistenza dell’oggetto.
Nel caso in cui ci ritroviamo una autoimmagine infantile, ovvero caratterizzata dalla non autosufficienza, e dal bisogno di affetto che assicura la protezione, l’assistenza e le coccole, e incontriamo una ragazza che soddisfa per un momento le nostre attenzioni, il significato che ci viene naturale attribuirle è quello di salvatrice e risolutrice di problemi che producono sofferenza, colei che prende il primo posto (principessa = primus capere) tra tutte le persone della nostra vita, perché ci permette di sentirci felici.
Dunque si perde il contatto con la reale persona, perché si regredisce, e i nostri bisogni da bambini diventavano desideri e domande al nostro genitore, che quando non c’era diventava un simbolo astratto, che non ci faceva sentire persi anche se fisicamente separati.
Nel caso in cui incontriamo invece una ragazza che non soddisfa nessuna nostra esigenza, questo ci crea problemi e sofferenza relativa al nostro bisogno insoddisfatto. Non sappiamo come risolverli e la nostra percezione subisce l’effetto Q. Effetto Regina.